Gli Ammassi piu' grossi della nostra galassia (Astronomia)

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Gli Ammassi piu' grossi della nostra galassia (Astronomia)

Messaggio Da MapercomWeb il Mar Ott 20, 2009 1:15 am



Benchè gli ammassi di galassie siano di gran lunga le più grandi strutture esistenti nell'universo, si sa ancora molto poco dei meccanismi che li regolano. Grazie agli osservatori orbitanti per la radiazione X, però, si è potuto scoprire che la componente più importante di questi ammassi non sono le centinaia di galassie che li compongono, ma un'incredibile quantità di gas a elevata temperatura.

Studiando questo gas gli astronomi hanno notato che è possibile distinguere gli ammassi in due grandi categorie: quelli a nucleo freddo e quelli a nucleo non-freddo e ciò che li distingue è proprio la temperatura della componente gassosa. Non facciamoci comunque fuorviare dal termine "freddo" impiegato dagli astronomi: il fatto che si osservi questo gas nel dominio X la dice lunga sulla sua temperatura reale! Si sa inoltre che nel cuore di ognuno di questi ammassi si annida un buco nero supermassiccio - miliardi di volte la massa del Sole - che con regolarità dà segni della sua presenza espellendo imponenti getti di materia.

Da quando hanno fatto queste scoperte, però, gli astronomi hanno dovuto affrontare un paio di grossi problemi. Anzitutto spiegare come mai, nonostante la presenza di gas che si va rapidamente raffreddando, non si assista nel cuore degli ammassi alla formazione di nuove stelle. E poi spiegare quali meccanismi riescano ad assicurare la regolarità osservata ai getti emessi dai buchi neri.

Ci hanno provato anche con simulazioni computerizzate, ma con risultati non proprio soddisfacenti. Anche Evan Scannapieco (Arizona State University) e Marcus Brüggen (Jacobs University di Brema) hanno intrapreso la strada della simulazione, ma nel codice di programmazione hanno aggiunto un ingrediente in più: la turbolenza. E hanno fatto centro. I risultati, di prossima pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, rivelano che la turbolenza non solo impedisce l'ulteriore raffreddamento che porterebbe alla formazione delle stelle, ma induce anche una sorta di rigoroso controllo sulla produzione dei getti di materia tanto da rendere regolare il fenomeno.

Ogni volta che una certa quantità di gas freddo precipita verso il buco nero, si innesca la produzione di un getto di materia. La turbolenza che viene generata rimescola il gas più freddo con quello caldo impedendo non solo che ci sia gas freddo pronto a precipitarsi verso il buco nero, ma anche che il gas sia sufficientemente freddo da consentire la formazione di stelle. A quel punto, non più alimentato, il getto del buco nero si affievolisce e con esso cessa il rimescolamento dovuto alla turbolenza. Il gas si può nuovamente raffreddare e iniziare la sua caduta verso il buco nero. E la storia ricomincia. "I tempi di smorzamento della turbolenza - sottolinea Scannapieco - sono esattamente gli stessi che intercorrono tra gli outburst osservati."
Insomma, il meccanismo sembra proprio funzionare.







ReSagaBoss/Fonte: Arizona State University
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